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Eroi senza monumento



La storia finora sconosciuta di due angolesi, i fratelli Pietro e Giulio Garatti, contadini, muratori, minatori emigrati in Belgio. Entrambi militanti comunisti, attivi fin dagli anni '20, l'uno, Pietro, raggiungerà le armate antifasciste in Spagna dove morirà combattendo per la Repubblica; l'altro, Giulio, sarà partigiano nella resistenza belga lottando fino alla liberazione del Paese dalle armate hitleriane.


Il 26 Gennaio del 1902 il segretario Bortolo Cabelli registra ufficialmente un nuovo cittadino di Angolo, Pietro, nato tre giorni prima da Rosa Toini moglie di Giuseppe Garatti. 19 mesi dopo, la signora Maria Gheza tornerà da Cabelli per comunicare che Pietro ha un fratellino, nato il 17 Agosto a cui è stato dato il nome di Elia Giulio.

Pietro e Giulio crescono a Bessimo Superiore, a quel tempo frazione di Angolo e, divenuti adulti, partono per il servizio militare: Pietro è in fanteria mentre Elio è inquadrato nel battaglione Edolo del corpo degli alpini.

Roberto Cucchini, nel suo 'I soldati della buona ventura' ci informa che Pietro, già nel '22-'23, da soldato, era politicamente attivo. Non stupisce quindi che la polizia lo controlli e che, nel 1925 gli sequestri in casa un opuscolo contenente l'ultimo discorso tenuto, prima di essere ucciso dai fascisti, dal deputato socialista Giacomo Matteotti.

Pietro emigra, va in Francia e poi in Lussemburgo, Paese dal quale viene espulso per 'pessima condotta'. Nel 1928 arriva in Belgio, a Seraing sur Meuse un centro minerario e industriale poco distante da Liegi.

Anche Giulio lascia l'Italia: nel Dicembre 1929 ottiene un posto come minatore nell'est della Francia. Secondo la polizia, che evidentemente lo controllava, risiede qualche mese a Hussigny-Godbrange e poi, nell'Aprile successivo, raggiunge il fratello in Belgio.

Qui vivono già 30 mila italiani: molti sono dovuti emigrare solo per necessità economiche ma qualcuno è fuggito per evitare rappresaglie politiche da parte del regime. L’unità tra italiani antifascisti è molto forte e riesce in molti casi a superare le storiche divisioni a sinistra tra socialisti, comunisti e anarchici.

Intorno alle fabbriche e alle miniere di Seraing il partito comunista gode di un grande prestigio e gli emigranti locali mostrano una notevole capacità politica. Basti pensare che il loro giornale, Il Riscatto arriva a vendere più di 3.000 copie, un successo che spingerà la dirigenza comunista a trasferire la redazione nella capitale Bruxelles.

In questo vivace clima si inserisce la vita dei fratelli Garatti. Pietro che lavora in miniera a Tilleur è considerato dalla polizia italiana uno dei più attivi animatori del movimento rivoluzionario italiano della regione di Liegi, è soprannominato 'il Brescia' e non perde occasione per tenere discorsi sovversivi e per distribuire giornali e manifestini rivoluzionari.

La polizia belga parla invece di Giulio come di un 'elemento particolarmente sospetto', un 'propagandista anarchico comunista'. Secondo Anne Morelli, una studiosa dell'emigrazione italiana in Belgio, Elio (Giulio) era membro dell'Unione Popolare Italiana (UPI) e partecipava attivamente agli scioperi dei minatori.

La guerra in Spagna mobilita la comunità antifascista italiana in Belgio, vengono organizzate raccolte di fondi in aiuto alla Repubblica e molti emigrati partono per il fronte cercando una rivincita contro il regime mussoliniano che li costringeva all'emigrazione. Tra chi parte c’è anche Pietro Garatti. Non si sa molto del suo tragico viaggio: pare sia partito a Ottobre del 1936 ma forse il suo arrivo in Spagna è precedente a questa data. Di certo sappiamo che a Novembre del 1936 Pietro viene ricoverato all'ospedale militare repubblicano di Madrid con varie ferite e che nello stesso ospedale, per quelle ferite, Pietro muore.

La vita e la lotta continuano invece per Giulio. Il 10 maggio 1940, i nazisti invadono il Belgio e dopo un paio d'anni, stando ad una dichiarazione autografa prodotta dallo stesso Giulio, questi si unirà alla resistenza Vallone con cui rimarrà fino al 14 Ottobre del 1944 quando i tedeschi, ormai sconfitti, abbandoneranno il Belgio. Sappiamo che Giulio si occupava di stampare e diffondere il materiale informativo della resistenza, di raccogliere fondi per la causa e di organizzare azioni di sabotaggio.

Per i suoi meriti, il Ministero della difesa belga gli confermerà nel Dicembre del 1965 l'attestazione ufficiale di 'resistente armato' ovvero di partigiano della liberazione nazionale. Più recentemente, Anne Morelli ha dedicato una pagina a Giulio nel suo colossale 'Gli emigrati italiani nella resistenza belga' edito nel 1983 con la prefazione di Sandro Pertini.

I fratelli Pietro e Giulio sono ricordati ora al cimitero di Bessimo Superiore sulla tomba dei genitori Rosina e Giuseppe.

Come ArchivioAngolo riterremmo opportuno ricordare il sacrificio di Pietro con un'iscrizione sul monumento ai caduti e suggeriamo di dedicare ai due fratelli una strada del nostro comune.

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